Cellule staminali
Dibattiti etici

Le cellule stamimali embrionali sono ottenute a mezzo di coltura, ricavate dalle cellule interne di una blastocisti. La ricerca sulle cellule staminali embrionali è ancora ai primi stadi: fare ricerca con cellule umane di questo tipo è una questione controversa: l’utilizzo di cellule staminali embrionali ha sollevato un grosso dibattito di carattere etico. Difatti per poter ottenere una linea cellulare (o stirpe, o discendenza) di queste cellule si rende necessaria la distruzione di una blastocisti, un embrione non ancora cresciuto sopra le 150 cellule; tale embrione è ritenuto da alcuni un primitivo, od almeno potenziale, essere umano, la cui distruzione equivarrebbe all’uccisione di un essere umano già concepito. Il dibattito vede dunque contrapposti coloro che preferiscono adottare, proprio per la mancanza di certezze sul momento in cui possa individuarsi la nascita dell‘“essere umano”, una posizione prudente e contraria all’utilizzo degli embrioni umani per fini di ricerca, e coloro che condividono e sostengono la necessità di ricerca sulle cellule embrionali umane pur essa implicando la distruzione dell’embrione fermo restando che sarebbero utilizzati solo embrioni congelati che sarebbero poi distrutti per la perdita della loro efficacia. Questi embrioni sono le “rimanenze” di inseminazioni artificiali e circa il loro utilizzo in campo di ricerca la loro potenzialità potrebbe essere sfruttata per una ipotetica terapia di un maggior numero di patologie. Tutto ciò è già possibile negli U.S.A., grazie a finanziamenti soprattutto privati.

Fonte: it.wikipedia.org/wiki/Cellula_staminale



Il caso WARF: cellule staminali e brevettabilità. Un problema etico?

Le cellule staminali embrionali umane (o hES)  pongono una serie di problemi tecnici, legali ed etici. Rappresentano un argomento molto controverso dovuto agli aspetti culturali e morali. Per l’opinione pubblica  la vita umana  non può essere ridotta ad “oggetto”. Da un’altra parte le cellule staminali embrionali presentano un potenziale enorme per la biotecnologia, offrendo grande possibilità di studiare le malattie a livello cellulare e  trovare delle cure. Questo paradosso ha reso difficile le decisioni dei diversi stati, che intendono  promuovere  la ricerca biotecnologica e contemporaneamente mantenere i limiti legali, morali e culturali.

Caso WARF

Caso WARF è un esempio illustrativo per i molteplici e complessi problemi etici che incontra il diritto di proprietà intellettuale nel campo delle cellule staminali.

La Wisconsin Alumni Research Foundation (WARF) a metà degli anni 90 presentava la domanda di brevetto europeo avente come oggetto una cultura cellulare comprendente cellule staminali embrionali di primati. La WARF rivendicava il prodotto e il procedimento di ottenimento. La commissione esaminatrice rifiutava il brevetto accertando che per ottenere le cellule staminali si rivelava indispensabile l’uso dell’embrione umano (fertilizzato in vitro) destinato a essere impiegato come materiale di partenza per la generazione di un prodotto ad applicazione industriale (appunto le culture cellulari rivendicate). E ciò era vietato dall’articolo 53 della Convenzione che esclude :“invenzioni la cui attuazione risulta contraria all’ordine pubblico o al buon costume e dalla regola 28 (c) indicante tra le eccezioni alla brevettabilità gli “usi degli embrioni umani per finalità industriali o commerciali”.

Tra l’altro il combinato non era rivolto esclusivamente all’oggetto rivendicato, ma all’invenzione nel suo complesso, inclusi tutti gli aspetti che la rendeva disponibile al pubblico.

            Il provvedimento negativo dell’Ufficio Brevetto Europeo veniva impugnato da WARF davanti alla Technical Board, che ha rimesso la questione ad Enlarged Board of Appeal (EBoA). Il 25 novembre 2008 EBoA rifiutava la brevettabilità, perché l’uso di embrioni umani a fine commerciale non rispetta la dignità e integrità umana.

Il fatto segna una profonda differenza con l’atteggiamento opposto tenuto da altri Uffici Brevetti internazionali compreso quello americano e in particolare l’USPO ( United States Patent and Trademark Office). Negli Stati Uniti le leggi di brevettabilità non hanno una clausola che consente  esclusioni morali dalla brevettabilità. USPTO in 1998  ha riconosciuto il brevetto a WARF, che rappresenta una delle più potenti proprietà intellettuali  nel tutto campo delle cellule staminali. La convenienza del brevetto sta nella rivendicazione del prodotto. Esso copre tutte le cellule staminali embrionali umane, escludendo gli altri dai diritti di produzione, uso, vendita o importo sul territorio degli Stati Uniti fine al 2015.

Il brevetto di WARF è stato criticato per essere inibitorio per la ricerca, a causa dell’effetto restrittivo dei canoni di concessione troppo alti (5000$ per le accademie e investigatori pubblici e 125.000 $ per quelli industriali più 40.000 $ di tasse di rinnovamento annuale). In più WARF aveva diritti su tutti i prodotti derivati della ricerca sulle cellule staminali.  I costi e la riluttanza di WARF hanno infastidito i ricercatori. Le sfide legali al brevetto sono state senza successo, le rivendicazioni di WARF sono state approvate di USPTO, che però non ha accettato la proroga del brevetto che ha la scadenza in 2015.

In generale, le leggi di brevettabilità, hanno il ruolo di prevenire la tendenza di sub investimento nella ricerca e nello sviluppo per stimolare la crescita economica e da un’altra parte di promuovere la libertà della ricerca per assicurare il beneficio delle scoperte agli altri. Il monopolio detenuto di WARF sulle staminali sembra di non rispettare alcuni di questi principi.

La situazione legislativa delle hSC in Europa

Le leggi di EPO sulla non-brevettabilità delle cellule staminali embrionali sembravano insormontabili all’inizio. L’UE è però obbligata di rispettare l’identità nazionale dei suoi membri, cioè significa che gli stati singoli dell’UE hanno una considerabile libertà di decidere cosa rappresenta “moralità pubblica” nel contesto della brevettabilità.  In Europa ci sono diversi atteggiamenti nazionali legali ed etici in quello che riguarda la ricerca sugli embrioni umani e sulle cellule staminali embrionali: mentre in Germania e in Italia l’estrazione di cellule staminali dall’embrione umano è vietata, tale pratica è consentita nel Regno Unito su licenza concessa dal Human Fertilisation and Embryology Authority per specifici progetti di ricerca come pure in Francia a certe condizioni (sopranumero degli embrioni derivati dalla fecondazione in vitro e il progresso terapeutico).

Il Regno Unito ha dato una interpretazione alternativa alle direttive morale di EPC (European Patent Convention) che è stata presentata di UK Patent Office. Cioè, le cellule staminali embrionali  pluripotenti, che provengono dalla divisione delle cellule totipotenti, non hanno il potenziale di svilupparsi in un intero corpo umano. Quindi, nel Regno Unito è illegale clonare un bambino (clonazione riproduttiva), mentre è legale clonare un embrione umano e lasciarlo crescere fino al limite di 14 giorni per produrre cellule staminali (clonazione terapeutica). La differenza sta negli scopi, non nel processo.

La posizione del Regno Unito ha permesso alla Germania di giustificare l’importo delle linee delle cellule staminali per la ricerca, offrendo l’opportunità ai ricercatori europei di brevettare cellule staminali embrionali e i prodotti derivati, evitando EPO e facendo la richiesta agli uffici nazionali dei paesi condiscendenti alla ricerca delle hESC.

            Dalla decisione di UK IPO nel 2003 sono state sviluppate una serie di nuove tecnologie che minacciano la sottile distinzione tra cellule pluripottente/totipotente .

            I progressi tecnologici e le nuove sfide per le leggi sui brevetti    

Sono state generate cellule staminali simili a quelle embrionali ( ES like) con metodi diversi da quelli descritti da Thompson per le staminali dei primati. Tra essi quelli di ottenere le ESlike da embrioni che si sono arrestati nello sviluppo e non sono più vitali. Altro sistema è l’accesso a staminali umane da una sola cellula presa dai blastomeri senza che questi rischi nulla. Inoltre è stato creato materiale multipotente con la fusione di cellule somatiche ed embrionali. Altre tecniche recenti poi non coinvolgono affatto gli embrioni. Cellule pluripotenti umane sono state infatti estratte dal sangue del cordone ombelicale e dal liquido amniotico. Forse però l’avanzamento più promettente è stato quello per cui si possono indurre cellule pluripotenti mediante la riprogrammazione e differenziamento di cellule somatiche umane (iPS). Queste scoperte sfidano la definizione di materiale embrionale per l’applicazione delle leggi di brevettabilità fino a quel momento definite sia dall’EPO che dal WARF . In particolare la non brevettabilità sancita dall’EPO non può estendersi alle iPS o alle staminali umane che non comportano la distruzione di embrioni.

La ricerca di un equilibrio etico nel diritto dei brevetti delle hES deve stare al passo con gli sviluppi tecnologici in ricerca, ma anche di prendere in considerazione il contesto ampio organizzativo, soprattutto pubblico/privato e il fatto che la ricerca sulle cellule staminali è un campo univoco ed emergente in cui la conoscenza, configurata come proprietà intellettuale, è fondamentale non solo per lo sviluppo delle imprese commerciali ma anche per la ricerca scientifica stessa.

Fonte: The Warf Case, Nature, 2007


Il dibattito etico sulle cellule staminali

 

Quale destino per le migliaia di embrioni avanzati dalle tecniche di procreazione assistita? È lecito utilizzarli per la ricerca? Quale decisione prendere dal punto di vista etico? Che cosa dicono diverse religioni? Sono domande a quale gli scienziati, filosofi, teologi hanno cercato di trovare una risposta e di arrivare a un compromesso per promuovere la ricerca senza denigrare l’embrione.

 

Il destino degli embrioni “di scarto”

Le procedure standard di fecondazione assistita, prevedono che da una donna vengano prelevati una quindicina di ovociti che vengono fecondati in una provetta dagli spermatozoi. La fecondazione riesce nell’80 per cento dei casi. Di quindici ovociti, quindi , ne restano dodici. Di questi, si scelgono i tre embrioni migliori e si trasferiscono nell’utero della donna al terzo giorno dello sviluppo. Nove embrioni rimangono inutilizzati. Di questi, vengono di nuovo scartati quelli che nel frattempo non appaiono più buoni, e quelli ancora utili, quattro in media, finiscono nei congelatori. Una coppia potrà decidere di usarli per fare un altro tentativo, nel caso non è andata a buon fine la gravidanza.

Quale è il destino di questi embrioni accumulati nei congelatori dei centri di fecondazione assistita? Alcuni paesi, come la Gran Bretagna, hanno stabilito di conservarli al massimo per cinque anni, altri come l’Australia fino a dieci anni, Danimarca e Svezia  fino a un anno. In 1996, in Gran Bretagna tremilatrecento embrioni, allo scadere dei cinque anni, sono stati distrutti.

Sotto il profilo etico è moralmente accettabile usare gli embrioni avanzati per ricavare linee di cellule staminali? Oppure gettarli via? È questo uno dei temi più controversi del dibattito che ruota attorno alle staminali embrionali. In futuro, milioni di persone malate potrebbero ricavare cure dalle cellule derivate da questi embrioni, ma ciò significherebbe distruggerli. Il dibattito non lascia spazio a risposte semplici né da parte degli individui, né da parte della società, né tantomeno della comunità scientifica.

Il dibattito etico su che fare degli embrioni avanzati dalle tecniche di fecondazione artificiale, non sarebbe emerso con tanta veemenza se, nel novembre 1998 James Thomson, biologo dell’Università del Wisconsin, non fosse riuscito a isolare cellule staminali da embrioni formati nel corso di procedure di procreazione assistita. Questa scoperta puntò i riflettori sugli embrioni soprannumerari, diventati materia preziosa per la ricerca. Sulla questione hanno iniziato a confrontarsi biologi, filosofi. Anche la politica è entrata nel dibattito. Negli Stati Uniti, il dibattito sulle staminali embrionali ha giocato un ruolo nelle elezioni presidenziali del 2004, quando i candidati (Bush e John Kerry) hanno cercato di usare la questione per attirare più voti. Il primo faceva appello a principi religiosi, l’altro promuoveva le speranze di migliaia di malati.

In Italia una risposta politica al problema degli embrioni soprannumerari e al loro utilizzo per la ricerca è venuta dalla legge 40 del febbraio 2004 sulla fecondazione assistita, che vieta la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o sperimentazione, che consente il loro congelamento in rarissimi casi ed esclude in modo assoluto la possibilità di usare per la ricerca  gli embrioni creati in questi anni  con la fecondazione in vitro.

 

Quando inizia la vita

Il dibattito sullo status dell’embrione parte dalle domanda “Cos’è l’embrione? Una persona? Quale è il momento in cui un aggregato di poche cellule diventa un nuovo individuo?”

Esistono diversi punti di vista e risposte a queste domande.

Gli uomini di fede sostengono che il carattere umano, o “di persona” dell’embrione inizia con il processo di fecondazione, quando lo spermatozoo penetra l’ovocita e da luogo allo zigote, che contiene il DNA materno e paterno. A questo punto possiede tutte le informazioni necessarie per lo sviluppo. Sin dal primissimo stadio l’embrione è persona e perciò ha diritto alla protezione e al rispetto che viene dato alle persone.

Non molto diversa la posizione del Comitato nazionale per la bioetica che il 12 luglio del 1996 presentò un Documento su identità e status dell’embrione, che attribuisce al prodotto del concepimento le caratteristiche di “persona” fin dall’inizio. Il Documento ritiene illecite le pratiche lesive “della dignità che spetta all’embrione in quanto partecipe della natura umana, come la produzione di embrioni umani in sovrannumero e la loro soppressione”.

Ma sulla definizione ontogenica di embrione umano esistono altre posizioni. Secondo la “teoria gradualista”, alcuni biologi posticipano la condizione di essere umano dell’embrione al quattordicesimo giorno della gestazione, il limite temporale per la formazione di gemelli monozigotici e perciò non più di un solo individuo, ma di due. 

Altri, quando si forma la linea primitiva, un asse lungo il quale alla fine della seconda settimana le cellule cominciano a distribuirsi secondo una polarità testa-coda. Durante il processo di gastrulazione, vengono a formarsi i tre foglietti embrionali, composti da cellule staminali multi potenti, ciascuna delle quali darà origine a linee cellulari ben precise. Questo processo accade approssimativamente verso il sedicesimo giorno. L’embriologo Lewis Wolpert sostiene che è questo il momento in quale inizia la vita di un nuovo individuo, dopo il sedicesimo giorno, quando tutte le cellule provenienti dall’ovulo fecondato sono definitivamente destinate a far parte dell’embrione o a restarne dentro. Da questo punto in poi l’embrione si avvia alla organogenesi; processo che vede gruppi di cellule finalizzate a diventare tessuti e organi. Solo allora “abbiamo un’entità suscettibile a diventare feto e poi un bambino”, sostiene l’embriologa inglese Ann McLaren.

Altri biologi danno importanza alla chiusura della piega neuronale, con conseguente formazione del tubo neurale, verso il giorno ventidue-ventitrè e fanno coincidere la definizione di embrione a questo stadio.

            Per i sostenitori della “teoria gradualista”, la sperimentazione sugli embrioni è considerata lecita, con i limiti stabiliti. Su questa teoria è basata la formula pragmatica, votata a maggioranza dal Comitato Warnock, nato in Gran Bretagna nel 1982 e incorporata nello Human fertilization and Embryology Act nel 1990. Questo documento consente la sperimentazione sugli embrioni fino al quattordicesimo giorno di sviluppo, dopo il quale comincia a formarsi il sistema nervoso centrale e si presume una possibile percezione del dolore.

A questo limite del quattordicesimo giorno si sono uniformate le leggi di diversi paesi, tra cui Francia, Spagna, Finlandia, Svezia, Belgio, Giappone, Australia, Israele, Singapore, Taiwan, Corea del Sud. Al contrario di Germania, Austria, Italia.

 

Le posizioni delle diverse religioni

Il dibattito teologico della ricerca sulle staminali embrionali ruota attorno alla questione di quando comincia la vita. Cosa dicono le diverse religioni riguardo la questione dell’inizio della vita?

Induisti e buddisti credono nella reincarnazione e affermano che l’anima potrebbe essere presente molto precocemente nel ciclo vitale, forse già nel seme maschile. Distruggere un embrione e quindi immorale. Ma gli induisti specificano che è da loro considerato assai positivamente il concetto di “buona azione” e sacrificio. In tal caso, è giusto e morale che un essere umano possa decidere di sacrificarsi per un altro, o in nome di un bene superiore. Quindi, il sacrificio di una vita , come l’embrione, sarebbe ammissibile eticamente. L’unica problema è che un embrione non può esprimere la sua volontà di sacrificarsi. Ma gli induisti sostengono che è possibile e morale decidere di sacrificare una vita in nome di una causa che trascenda la specificità della singola vita umana. In India, la ricerca con le staminali è permessa e non suscita particolare opposizione.

I buddisti, invece, sostengono che l’anima ha la possibilità di scegliere in cosa reincarnarsi e difficilmente sceglierebbe di farlo in un embrione “di scarto”. Quindi, la ricerca sugli staminali embrionali, potrebbe essere lecita per buddisti. In Corea del Sud, quando nel febbraio 2004 Woo Suk Hwang, all’Università di Seoul, ha clonato un embrione umano , ricavandone un llinea di cellule staminali embrionali pluripotenti, ha detto che i suoi esperimenti erano una sorta di “riciclaggio della vita” in linea con la reincarnazione. I buddisti della Corea del Sud gli hanno offerto il sostegno.

L’islam sostiene che nei primi quattro mesi della gravidanza non si può parlare di “persona morale”, ma solo di “ persona biologica”. Solo quando l’embrione supera il quarto mese e riceve l’anima immortale acquisisce tutti i diritti di persona, con lo status connesso in termini legali e morali. Solo in questo secondo stadio, l’aborto è un omicidio. Nel primo stadio, per gli islamici è consentito ricavare cellule staminali , e perfino creare embrioni per questo scopo.

Ancora più permissivo è l’ebraismo. Per gli ebraici, l’embrione che ha meno di quaranta giorni è senza anima e in questa fase dello sviluppo e descritto come “acqua”, quindi non ha alcun diritto. Entro questo termine è permesso l’aborto. L’embrione in vitro non possiede uno status morale finché non viene impiantato. Secondo l’ebraismo la ricerca sulle staminali embrionali è lecita e non esistono impedimenti morali al prelievo di cellule da embrioni in vitro e nemmeno a crearne a scopo di ricerca. La ricerca sulle staminali embrionali è considerata non solo ammissibile, ma anche doverosa. Nelle università di stato israeliane la ricerca in questo ambito è molto avanzata.

Le maggior obiezioni provengono dal mondo cristiano, per il quale la sacralità della vita va salvaguardata sin dall’inizio, dallo stadio di zigote. Un embrione ha già un suo destino e possiede il dono prezioso di svilupparsi in un individuo maturo e completo. La sperimentazione sugli embrioni e quindi immorale; distruggere un embrione equivale a uccidere una persona.

Per la chiesa ortodossa non è ammessa alcuna procedura che possa mettere in pericolo la vita dell’embrione e non è consentito ricavare cellule staminali da embrioni o feti abortiti, tranne quelli abortiti spontaneamente.

All’interno della comunità cattolica, con molte confessioni religiose, ci sono una varietà di posizioni. In Spagna, dove la popolazione è cattolica al 99%è stata votata una legge che consentel’utilizzo per la ricerca degli embrioni avanzati dalle tecniche di procreazione assistita. In Italia, la chiesa cattolica rivendica un protezione assoluta dell’embrione fin dal momento del concepimento e si parla di embrioni come di esseri umani che vengono uccisi.

Soluzioni di compromesso

 

            Per prendere delle decisioni, è solo per convenzione che possiamo stabilire quando un embrione diventa a tutti gli effetti una persona.

Nei paesi anglosassoni, in nome del pluralismo etico, si sono prese delle decisioni circa del utilizzo per la ricerca degli embrioni in stato di abbandono e non oltre il quattordicesimo giorno.

La soluzione di compromesso adottata di alcun paesi come Gran Bretagna, Spagna, e la Svezia è l’utilizzo degli embrioni non più destinati a impianto nell’utero, ma che si scontra con la posizione della chiesa cattolica che ribadisce l’assoluta intangibilità dell’embrione umano.

In Italia è vietato fare la ricerca sulle staminali embrionali e non si sa, almeno non è chiaro,se si possa fare ricerca su linee cellulari acquistate all’estero.

Uno degli argomenti utilizzati dagli oppositori all’utilizzo per la ricerca degli embrioni, è quello della equivalenza tra cellule staminali embrionali e adulte (affermazione azzardata, visto che i ricercatori hanno opinioni diversi sulla potenzialità delle staminali adulte).

 Ma fino a che punto regge la tesi dell’equivalenza tra staminali adulte ed embrionali? In un ambito di ricerca in cosi rapida evoluzione forse andrebbero valutate tutte le possibile strade. Gli studiosi dovrebbero poter studiare tutte le fonti di cellule staminali per poterne determinare le diverse potenzialità e per arrivare al più presto a un confronto anche in relazione al futuro utilizzo terapeutico.

Fonte: Gianna Milano, Chiara Palmerini, La rivoluzione delle cellule staminali, Feltrinelli

Stem cell map


Countries colored in brown represent about 3.8 billion people, more than half the world’s population. All have a permissive or flexible policy on human embryonic stem cell research and all except the U.S. have banned by law human reproductive cloning. Population: M = million.

Australia - 20.3 M

Belgium - 10.4 M

Brazil - 188 M

Canada - 33.1 M

China - 1,314 M

Czech Republic - 10.2 M

Denmark - 5.4 M 

Estonia - 1.3 M 

Finland - 5.2 M 

France - 62.8 M

Greece - 10.7 M

Hong Kong - 6.9 M

Hungary - 10 M

Iceland - .3 M 

India - 1,045 M 

Iran - 69 M 

Israel - 6.4 M 

Japan - 127 M

Latvia - 2.3 M

The Netherlands - 16.5 M

New Zealand - 4.1 M

Portugal - 10.6 M

Russia - 146 M

Singapore - 4.5 M 

Slovenia - 2.0 M 

South Africa - 44 M 

South Korea - 40.4 M

Spain - 40.4 M

Sweden - 9 M

Switzerland - 7.5 M

Taiwan - 23 M

Thailand - 65 M

Turkey* - 70 M

United Kingdom - 60.6 M

United States - 306 M                                           

★ for “remarkable merit”

The Stem Cell Dilemma

 "permissive" = various embryonic stem cell derivation techniques including somatic cell nuclear transfer (SCNT), also called research or therapeutic cloning. SCNT is the transfer of a cell nucleus from a somatic or body cell into an egg from which the nucleus has been removed. [Options 4 & 5 in Walters, LeRoy, in References, below] Countries in this category include Australia, Belgium, China, India, Israel, Japan, Singapore, South Korea, Sweden, the United Kingdom and others. [Walters, LeRoy, National Academy of Sciences, 2004; University of Minnesota, 2007. See References, below] These countries represent a global population of more than 2.7 billion people.

 "flexible" = derivations from fertility clinic donations only, excluding SCNT, and often under certain restrictions. [Option 3 in Walters, LeRoy, in References, below: "Research is permitted only on remaining embryos no longer needed for reproduction."] Countries in this category include Brazil, Canada, France, Iran, South Africa, Spain, The Netherlands, Taiwan, and others. [Walters, LeRoy, National Academy of Sciences, 2004; University of Minnesota, 2007. See References, below] These countries represent a global population of more than 1 billion people.

  Restrictive policy or no established policy. For restrictive policy see Options 1 & 2 in Walters, LeRoy in References, below. Restrictive policies range from outright prohibition of human embryo research to permitting research on imported embryonic stem cell lines only to permitting research on a limited number of previously established stem cell lines. Countries with a restrictive policy include Austria, Germany, Ireland, Italy, Norway, and Poland.

 Map is designed to reflect national policy and whether or not public funds may be used to pursue stem cell research using IVF embryos donated from fertility clinics.

The black dots show the locations of some of the leading genome sequencing research centers. Most U.S. centers are those that have been involved in the Human Genome Project. The genome sequencing centers are meant to indicate the level of scientific infrastructure and not whether stem cell genomic studies are being conducted at a given center. The dots are linked to center web sites.

California in the U.S. supports embryonic stem cell research through Proposition 71, a $3 billion bonding initiative that is projected to provide about $300 million in stem cell research funding annually for 10 years. Approved by California voters Nov. 2, 2004, Proposition 71 establishes a state constitutional right to pursue stem cell research, including through SCNT or research/therapeutic cloning, and prohibits funding of human reproductive cloning research. California Institute for Regenerative Medicine

Map is a Mercator projection that exaggerates the size of areas far from the equator.

* Turkey is among several countries in which no specific regulations and guidelines have so far been defined by legal or governmental institutions for human embryonic stem cell research. Dr. Necati Findikli of Istanbul Memorial Hospital reported the first known derivation of human embryonic stem cells from donated blastocyst-stage embryos in Turkey in 2005.

Fonte: http://mbbnet.umn.edu/scmap.html

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