Cellule staminali
Cellule staminali nella cura della sclerosi multipla

Si tratta delle cellule staminali mesenchimali del midollo osseo che, sugli animali, si sono dimostrate capaci di arrestare la progressione della malattia


            La sclerosi multipla è una malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) in cui il sistema immunitario del paziente (auto)distrugge la guaina mielinica che avvolge e protegge i nervi. La mielina permette  la trasmissione rapida e integra degli impulsi nervosi. Se in uno stato di normalità le informazioni nelle fibre nervose sono trasmesse a 100 m/s, in un individuo affetto dalla sclerosi multipla la velocità scende gradualmente a 5 m/s. Come risultato il flusso di informazioni attraverso il cervello ed il midollo spinale viene ad essere interrotto. Questo processo infiammatorio, denominato autoimmune, provoca con il passare del tempo, una degenerazione irreversibile ed estesa dei nervi colpiti. I pazienti affetti da sclerosi multipla mostrano una sintomatologia molto varia a carico del sistema nervoso, che comprende spasmi, problemi visivi, difficoltà di deambulazione, problemi alla vescica e all’intestino ed affaticamento. È una malattia che colpisce oltre 61 mila persone in Italia e 2,5 milioni nel resto del mondo, che può esordire a ogni età della vita, ma è diagnosticata per lo più tra i 20 e 40 anni e le donne risultano colpite in numero doppio rispetto agli uomini.

Le cause sono ancora in parte sconosciute: per il 20-30% entra in gioco una predisposizione genetica, per il restante 60-70% vari fattori ambientali. Ad oggi si indaga sul virus di Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi infettiva, sulla carenza di vitamina D o su altri elementi quali possibili infezioni batteriche. Sarebbe l’insieme di più fattori a innescare il meccanismo autoimmunitario alla base dell’insorgenza dei sintomi.

            Esistono due strategie terapeutiche, sinergiche, che potrebbero risultare efficaci nella SM. La prima consiste nel prevenire il danno a carico del sistema nervoso centrale, bloccando l’infiammazione e la risposta autoimmune rivolta contro i nervi; il secondo prevede la riparazione del tessuto nervoso una volta danneggiato. Le cellule staminali rappresentano uno strumento utile nei tutti i due casi.

Le ultime ricerche hanno evidenziato il potente effetto compiuto dalle cellule staminali mesenchimali (cellule di origine midollare immature con la capacità di autorinnovarsi e differenziarsi continuamente in cellule specializzate tessuto specifiche) sul sistema immunitario oltre che a livello rigenerativo. Infatti la capacità immunosoppressiva delle cellule mesenchimali porta al blocco della reazione autoimmunitaria con conseguente diminuzione della distruzione delle guaine mieliniche e diminuzione della reazione infiammatoria. Inoltre, la capacità di secernere fattori di crescita neuro protettivi permette la rigenerazione delle stesse guaine mielinice.

Recentemente si stanno testando protocolli per rendere maggiormente efficace questa terapia, che potrebbe essere in un prossimo futuro la principale cura per questo tipo di patologia. In Italia, entro la fine del 2011 partirà una studio clinico internazionale, coordinato in Italia da Antonio Uccelli, Prof. Clinica Neurologica Università di Genova, su pazienti con stadio non avanzato di sclerosi multipla ai quali verranno iniettate endovena le loro stesse cellule staminali prelevate dal midollo osseo. Lo studio prevede la suddivisione del campione di pazienti in due gruppi ai quali verrà somministrata una dose di cellule staminali e di placebo rispettivamente. Sei mesi dopo, la somministrazione verra’ ripetuta a parti invertite: chi ha ricevuto il placebo sarà trattato con staminali e viceversa. L’analisi degli effetti della somministrazione sarà effettuata con risonanza magnetica attraverso la quale sara’ possibile verificare l’effetto immunomodulante e protettivo delle cellule staminali mesenchimali, autologhe (isolate ed espanse dal midollo osseo) che verranno utilizzate. L’analisi degli effetti della somministrazione sarà effettuata con risonanza magnetica attraverso la quale sarà possibile verificare l’effetto immunomodulante e protettivo delle cellule staminali mesenchimali, autologhe. I campioni di cellule saranno preparati a Bergamo mentre lo studio verrà  realizzato tra Genova, Verona e l’ospedale San Raffaele di Milano

Lo studio vede coinvolti anche Inghilterra, Spagna, Danimarca, Svezia, Francia, Germania, Austria, Canada e Stati Uniti. Ogni paese procederà con la ricerca a livello autonomo per arrivare, in conclusione, a una sintesi complessiva.

Fonte:http://www.aism.it/index.aspx?codpage=sm_domande_risposte

http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201105251443-eco-rt10167-sclerosi_multipla_entro_2011_partira_studio_con_staminali

http://www.intopic.it/salute/staminali-sclerosi-multipla/

terapia-genica:

L’unione fa la forza. Uno studio di prossima pubblicazione ci spiegherà come le cellule staminali e la terapia genica possono allearsi per combattere un prematuro invecchiamento. La ricerca è stata condotta dall’equipé di Juan Carlos Izpisùa Belmonte del Salk Institute di La Jolla in…

Scoperte le cellule staminali nel polmone

Identificate le cellule staminali con un ruolo importante nella rigenerazione dei tessuti danneggiati

Scoperte per la prima volta delle cellule staminali multipotenti, capaci di autorinnovarsi  e di formare diversi tessuti polmonari. Il grande passo avanti nella terapia rigenerativa è stato compiuto dai ricercatori di Brigham and Women’s Hospital (BWH), USA. Lo studio è stato pubblicato il 12 maggio 2011 sulla rivista New England Journal of Medicine.

Le cellule staminali identificate nei polmoni possono differenziarsi in diverse cellule che formano i tessuti alveolari o quello dei bronchioli. “La scoperta di queste cellule - dichiara Pietro Anversa, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa di BWH – offre ai pazienti che soffrono de malattie croniche polmonari la possibilità di una nuova terapia di rigenerazione o riparazione dei tessuti polmonari danneggiati”.

Una volta identificate e isolate, le cellule staminali polmonari sono state moltiplicate in vitro e puoi iniettate nei polmoni dei topi malati, per testare la loro potenzialità. I ricercatori hanno notato che le cellule impiantate hanno creato nuovi tessuti, che si erano addirittura integrati con quelli originali. Inoltre, le cellule staminali hanno conservato la propria capacità rigenerativa anche dopo essere state trasferite in un altro animale.

Le patologie respiratorie acute e croniche sono oggi sempre più diffuse, a causa anche dello stile di vita (il fumo di sigaretta) e dell’aumento dell’inquinamento urbano, e la scoperta delle staminali polmonari è una grande speranza per la terapia di questo tipo di malattie. Attenzione però: stiamo parlando di promesse. Al momento le reali opportunità terapeutiche sono estremamente limitate. La strada dell’uso delle staminali è irta di difficoltà: bisogna sviluppare nuove tecniche per ottenere il tipo di cellula desiderato, realizzare colture cellulari sicure, trovare il sistema di impiantarle nell’organismo umano, prevenire reazioni indesiderate. Possono passare 10-15 anni di ricerca per ottenere dei metodi di cura sicure. A oggi, l’unica terapia cellulare consolidata è quella basata sull’uso di cellule staminali adulte del sangue per malattie come leucemie e linfomi.

Fonte: http://esciencenews.com/articles/2011/05/11/human.lung.stem.cell.discovered

http://www.altroconsumo.it/nuove-tecniche/cellule-staminali-la-realta-e-le-speranze-s239333.htm

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Intervista a Letizia Gabaglio, giornalista scientifico.

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Intervista a Elena Cattaneo, direttore Unistem, riguardo al annulamento degli brevetti sulle staminali

“No” all’annullamento dei brevetti sulle cellule staminali embrionali

I ricercatori europei hanno espresso la loro preoccupazione per l’impatto su scala larga che il potenziale annullamento dei brevetti legati alle tecniche che usano cellule staminali embrionali umane (hESC) potrebbe avere

Il 10 marzo 2011, l’Avvocato Generale della Corte di giustizia della Comunità Europea, Yves Bot, ha pronunciato la sua opinione su un vecchio dibattito legale che rivedeva un brevetto per una tecnica che prevede l’uso di cellule staminali embrionali umane in Germania. Il caso riguardava un brevetto accordato nel 1999 al Prof. Oliver Brustle di Università di Bonn, per una tecnica che consente di produrre precursori di cellule nervose dalle linee cellulari staminali embrionali. Molti paesi europei (Francia, Belgio, Olanda, Inghilterra) permettono la ricerca su questo tipo di cellule staminali che provengono dal surplus di embrioni usati per la fertilizzazione in vitro.

Nelle sue conclusioni, inviate alla Corte Europea di Giustizia, L’Avvocato generale Bot sostiene che tutte le procedure riguardanti le hESC non possono essere brevettate, in quanto equivale a fare uso industriale di embrioni umani, cosa da ritenersi “contraria all’etica e alla politica pubblica”.

Se la Corte Europea approverà le raccomandazioni di Bot, la brevettabilità per le applicazioni che usano cellule staminali embrionali sarà proibita in Europa. Ora, nell’imminenza di una decisione definitiva della Corte (prevista per maggio), i coordinatori d’importanti progetti europei di ricerca sulle staminali hanno espresso una contro-opinione, in una lettera aperta pubblicata il 28 aprile sulla rivista Nature (http://www.nature.com/nature/journal/v472/n7344/full/472418a.html), sottolineando l’impatto di una tale decisione . Tra gli autori di questa lettera c’è anche Prof.ssa Elena Cattaneo, Direttore UniStem della Università degli Studi di Milano, che abbiamo intervistato.

Prof.ssa Cattaneo, quale sarebbe l’impatto della decisione della Corte Europea di sospendere i brevetti sulla ricerca con le staminali in Italia?

Avrà lo stesso impatto in tutti paesi, cioè il rischio di ridurre o bloccare completamente i finanziamenti pubblici della ricerca sulle cellule staminali perché se la Corte Europea di Giustizia decidesse cosi, vorrebbe dire che i ricercatori stanno facendo cose che vanno contro l’etica. Ma non è cosi, sarebbe immorale non occuparsi di questo tipo di ricerca.

Lei che ne pensa della dichiarazione dell’Avvocato Generale Bot?

L’opinione del Avvocato generale è tecnicamente sbagliata, perché il brevetto non è sulle blastocisti, ma è un protocollo che riguarda il processo di differenziamento di linee cellulari già derivate. Esistono già centinaia di linee cellulari staminali sostenute dai bandi nazionali e internazionali. La sua opinione è talmente immotivata che rappresenta un affronto alla logica. Teniamo presente che le opinioni sull’argomento sono discordanti. Sembrerebbe immorale che i cittadini europei, che hanno visioni bioetiche differenti vedano ridotto il possibile contributo scientifico delle ricerche che possono diminuire le sofferenze umane solo perché altri la pensano diversamente.

E i progetti già in corso che fine farebbero?

I progetti finanziati vanno avanti. Ma se la decisione della Corte Europea farà cadere tutti i brevetti sulle staminali embrionali in Europa, i risultati delle ricerche compiute finora non saranno traslabili in cure mediche. Per portare una scoperta di base a livello clinico c’è bisogno dell’industria farmaceutica, che non potrà mai impegnarsi senza la protezione brevettuale sulle eventuali scoperte.

Il brevetto serve per fare crescere sempre di più l’interesse dell’industria che è fondamentale per portare avanti qualsiasi scoperta di base. Perché l’industria dovrebbe investire in attività di sviluppo se non è coperta da brevetto? È ovvio che l’industria mira anche al profitto, come qualsiasi attività industriale.

            Alla fine sono sempre i cittadini a pagare un prezzo, perché le ricerche continueranno comunque in altri paesi e le cure che le industrie svilupperanno non saranno disponibili in Europa o saranno molto costose.

Le cellule staminali pluripotente indotte: dalla pelle alle cellule retiniche

            I ricercatori del Centro Medico dell’Università di Georgetown hanno dimostrato per la prima volta la capacità delle cellule staminali pluripotenti indotte (IPS) di diventare cellule dell’epitelio pigmentato retinico


            Lo studio aumenta le possibilità di trovare una terapia per la degenerazione maculare legata all’età (DMLE), una malattia che si sta diffondendo sempre di più, anche nelle persone ancora giovani, nei paesi industrializzati.

La DMLE è una patologia cronica e progressiva della retina che colpisce in particolare la regione maculare, ovvero la parte del fondo dell’occhio deputata alla visione centrale, distinta dei dettagli delle immagini. Negli stadi avanzati, le cellule dell’epitelio pigmentato retinico (EPR) che nutre le cellule visive retiniche, muoiono. È una malattia multifattoriale causata dal naturale processo fisiologico d’invecchiamento della retina, ma anche da processi infiammatori, fattori genetici e ambientali. La DMLE rappresenta nel mondo occidentale la prima causa di cecità permanente. 

Uno studio epidemiologico condotto in Italia ha stimato che l’8% della popolazione al di sopra dei 50 anni è affetta dalla malattia e che tale percentuale arriva sino al 17,2% nelle persone tra i 60 ed i 75 anni e al 35% nelle persone oltre gli 80 anni d’età. Alcuni trattamenti possono rallentare la progressione dell’affezione, ma una cura non esiste per ora.

            La scoperta delle cellule staminali pluripotenti indotte (IPS) dai fibroblasti ha aperto la strada per possibili trattamenti per le malattie degenerative, come DMLE, usando la terapia del trapianto delle cellule somatiche generate dalle IPS. Un primo passo nel realizzare un trapianto viabile è la programmazione delle IPS per funzionare e possedere le caratteristiche delle cellule epiteliale retiniche. In questo senso, la ricerca ha fatto grandi progressi. “È per la prima volta che sono state ottenute cellule retiniche dalle IPS, che le rende candidati promettenti per la terapia della rigenerazione”, dichiara Nady Golestaneh, professore assistente al Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare di GUMC.

In questo studio, i fibroblasti di un paziente donatore sono stati riprogrammati, con il metodo retrovirale Yamanaka, per diventare cellule staminali pluripotenti indotte. Cioè, i geni di riprogrammazione sono stati introdotti nei fibroblasti con l’aiuto dei retrovirus.  Questi geni inducono  le cellule somatiche della pelle a diventare cellule staminali indifferenziate, le IPS. Le linee di cellule staminali ottenute in laboratorio sottoposte agli stimoli adeguati , dopo 10-12 settimane, sono state differenziate in cellule retiniche epiteliale, che esprimono un profilo genetico simile alle cellule native della retina.

“È un passo enorme per la medicina rigenerativa, però abbiamo identificato dei problemi che dobbiamo risolvere prima che queste cellule possano essere trapiantate”, rivela Nady Golestaneh nell’intervista accordata.

Quali sono i problemi che le cellule retiniche derivate dalle linee di IPS presentano?

Sono state individuate: l’accorciamento precoce dei telomeri (la regione terminale del cromosoma, associato all’invecchiamento cellulare), il DNA cromosomiale danneggiato, e l’espressione della proteina p21, codificata da un gene cromosomiale, che provoca l’arresto dello sviluppo cellulare. Quindi, queste cellule possono morire presto o provocare tumori.

Quale è la causa  di questi difetti e come si potrebbe risolvere?

Probabilmente, le anomalie sono causate dall’integrazione del virus nel genoma dei fibroblasti durante il processo di riprogrammazione in IPS. L’approccio che noi e altri ricercatori perseguiamo è la produzione delle IPS senza usare i retrovirus.

 Le cellule staminali embrionali non sarebbero una soluzione appropriata, poiché non è necessario il processo di riprogrammazione?

Le IPS sono i canditati migliori per la medicina rigenerativa perché le cellule staminali embrionali provocano reazioni immunologiche nei pazienti e solevano problemi etici. Le IPS possono essere generate dalla biopsia di pelle del paziente stesso o dalle prove di sangue, differenziate in cellule somatiche e trapiantate nel paziente senza una reazione immunologica.

Dato che le IPS sono una scoperta recente è normale riscontrare dei problemi prima di arrivare a trovare una tecnica sicura ed efficiente. Noi, ricercatori lavoriamo per generare IPS viabile e sicure senza virus, che saranno puoi differenziate in cellule retiniche e credo che in futuro appropriato (uno o due anni) riusciremo.  

Fonte:

http://www.amaituoiocchi.it/press/Comunicato%20Stampa%20-%20Background%20DMLE.pdf

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/stem.635/pdf

Cellule Staminali, l’Istituto Superiore di Sanità dà il suo ok

Nuovo passo avanti nella medicina e soprattutto nella lotto alla Sclerosi Laterale Amiotrofica.

L’ Istituto Superiore di Sanità ha dato il suo via libera alla sperimentazione delle cellule staminali cerebrali sui pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica o SLA. Le cellule staminali, che saranno prese da feti abortiti o trattate nel laboratorio di Terni, saranno usate già nei prossimi mesi quando saranno effettuate le prime iniezioni per testare una possibile terapia contro la malattia.

Nella prima parte della sperimentazione saranno circa 12 i pazienti che si sottoporanno ad un trapianto delle cellule nel midollo spinale per un ciclo di circa 10-15 volte.

Naturalmente si tratta del primo passo verso una possibile soluzione, tutta da provare ancora, ma potrebbe aiutare , se positivo, anche con altre malattie degenerative come la sclerosi multipla e l’ Alzheimer.

Primo autotrapianto di sangue del cordone ombelicale in Spagna

Alba Ramirez è una bimba spagnola di 4 anni, la prima paziente ad aver ricevuto in Spagna il 12 luglio 2009, nell’ospedale Nino Jesus di Madrid, un trapianto di cellule staminali prelevate dal proprio  cordone ombelicale. Affetta da medulloblastoma, il tumore maligno del cervello più frequente nell’infanzia,  fu operata nel 2008 e le cellule staminali cordonali l’hanno aiutata a recuperare le difese immunitarie dopo pesanti cicli chemioterapia. La notizia è stata pubblicata su “El Pais” solo adesso, dato che le sue condizioni cliniche sono ora migliorate, dando ai suoi genitori, una speranza per  futuro della figlia.

http://www.elpais.com/articulo/sociedad/Primer/autotrasplante/sangre/cordon/umbilical/Espana/elpepisoc/20110307elpepisoc_6/Tes

Il “lato oscuro” delle cellule staminali

La capacita unica delle cellule staminali pluripotente di auto-rinnovarsi e di differenziarsi in qualsiasi altro tipo di cellula del corpo umano, li rendono uno strumento prezioso per il futuro della medicina rigenerativa. Almeno, cosi si pensava fin quando i risultati di uno studio di Università di California sono stati pubblicati il 2 marzo 2011 su Nature, che ha attenuato molto l’entusiasmo per la ricerca con le cellule staminali.

Questa ricerca rivela “il lato scuro” delle IPS che le rendono insicure per un uso terapeutico.

 Le iPS ottenute in laboratorio, mostrano una frequenza di anomalie genetiche (sul Dna) ed epigenetiche (ce non riguarda la sequenza del Dna) maggiore. Generano un maggior numero di CNV (copy number variations), ovvero di alterazioni di parti del Dna; generano un maggior numero di mutazioni puntuali sul Dna e un maggior numero di aberrazioni cromosomiche.
Queste anomalie sono tali, come sostengono molti esperti, da consigliare l’uso delle iPS a fini di studio, ma da sconsigliarne l’uso a fini terapeutici.

http://www.unita.it/scienza/notizie/il-lato-oscuro-delle-cellule-br-staminali-pluripotenti-indotte-1.275559